Frammenti incerti di realta’ e non so che farmene, non so come gestirli, non riesco a confonderli col giusto, con il deciso, con un senso di quotidiano che sfugge ad occhi freddi e sempre piu’ annoiati.
Ho brandelli di un passato che sporcano casa da non tenere pulita, umida e scrostata ma del resto e’ nota e una sola, nenia nel buio di sala silenziosa, di albero senza un nuovo inverno, ghiaccio eterno, eterno imbrunire di anima che sa di nebbia, cristallo spento eppur vibrante, silenzioso cuore, vita dove non c’e’ vita, passione per scegliere, per non cadere nell’infinito squallore di pietre sempre piu’ levigate, un giorno dimenticate, senza rispetto, senza bisogno.
Spartiti di canzoni e terre lontane per togliere dal cielo troppe stelle, troppo caldo, traspirazioni moleste di chi non sa come uscire dalla vita e intanto storie di eroi e adolescenza, miti di giorni che non se ne vogliono andare e io che non guardo piu’ e ancora mani sottili a girare capo ed eventualita’, potenzialita’, sensazioni che in fondo e’ bene aver perduto.
Raccontami qualcosa che non so tanto io resto qui perche’ andare e’ un bisogno inutile, e’ la soddisfazione di piccolo spazio in grande luogo, e’ il contrario di un racconto stanco ma necessario e c’e’ chi invidia, c’e’ chi lascia scorrere, chi si crogiola in finta eternita’, in sublime intimita’, in ordinario compiuto.
Eppure esiste, esiste una strada ed e’ sporco vetro a separarmi da essa, e’ una direzione silenziosa d’inarrivabile chiamata e continua l’immagine di porta chiusa, di scala discesa, di attesa e poi via, poi sorridere, poi dimenticare, poi finire senza iniziare e poter essere almeno per un giorno sconosciuti a se’ stessi, al ruolo scolpito quando sole allo zenit sapeva di coraggio e primavera, quando luna raccontava storie che dondolavano l’anima in ore legate tra loro da fluide ed evanescenti parole in storie che infine appaiono vicine realta’ scostate d’atomi e scelte sbagliate, illusioni che un po’ confondono, silenti colpiscono e ancora sospirano, talvolta cantano.
I still dream of Organon.
I wake up cryin’.
You’re making rain,
And you’re just in reach,
When you and sleep escape me.
2 risposte a Senza affondare
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Interessantissimo sito, concettualmente ed esteticamente.
Ma le parole sono come gas colorato, quindi inutili nella loro bellezza (esilaranti, asfissianti ecc.). Infatti il MP non si spiega, ma si espone.
Suono non-suono e onde medie: oh, come ti capisco!
A presto!
Complimenti che apprezzo moltissimo perche’ provengono da chi ha una idea cosi’ precisa di una realta’ che definirei laterale, sfaldata forse, ramificazioni intrise di cio’ che non e’ qui o almeno non palesemente evidente.
Le parole sono suoni e i suoni non narrano ma evocano, tracciano percorsi per ognuno diversi ma l’obiettivo e’ un luogo convergente comune nel quale riconoscersi.
Che poi questi suoni celino al loro interno strutture fantasmagoriche, discese velocissime, una valenza artistica oltreche’ emotiva e’ un regalo inaspettato e sorprendente, una ragione in piu’ per godersi il viaggio.
Spero avremo modo di riparlarne.