Minuscolo quanto il cielo

Certe canzoni vanno lasciate stare.
Certe canzoni sono fate che umani non devono vedere tantomeno sfiorare, creature delle quali solo intuire esistenza, leggendaria presenza, magnifico sospetto, racconto da tramandare nelle sere in cui il buio fa paura, quando fuori non c’e’ nessuno ad ascoltarti e vuoto dentro divora il cuore a piccoli morsi.
Puo’ capitare di intravederne qualcuna giocare tra i cespugli, bagnarsi i piedi nel ruscello, rotolare nell’erba e raccogliere raggi di sole per adornarsi capo e braccia ma mai, mai disturbarle perche’ certe canzoni vivono di luce propria, di propria energia da godersi riflessa, da sentirsi come vento tra i capelli, come pioggia mischiata a lacrime, come carezza quando ci si sente sconfitti e perduti.
Non tentare in alcun modo di comunicare perche’ certe canzoni sanno solo parlare con voce soave e leggera, sussurrano con la forza di un uragano, lasciano dietro loro spazi immensamenti aperti nei quali ripartire, ricostruire o forse solo un luogo in cui riposare, dove l’infinito e’ conquista, appagamento e nel sentirsi cosi’ minuscoli ripartire per fortificare e crescere, punto d’arrivo di un ciclo che altri inizia e apre, destinazione che e’ partenza, inversione di ruoli, rivoluzione.
Il colore di certe canzoni e’ sempre bianco e nero, stacco netto ed indiscutibile, incontestabile essenza che contrasta grigio di un mondo a loro alieno e lontano eppure tra quel bianco e nero vi sono microscopiche fessure d’infiniti colori, di variopinti racconti e ogni racconto e’ sinfonia solo sognata, riflesso di anima inquieta, speranza mai abbandonata, eventualita’ che laggiu’ da qualche parte e’ divenuta ricordo, fotografia con poca polvere da pulirsi con cenno leggero della mano e un sorriso.
Certe canzoni volgono il capo e guardandoti negli occhi sara’ amore, strada non piu’ desolata, inizio e fine perche’ alla fine certe canzoni saranno sempre li’, alla fine certe canzoni sono nate per te e in te vivono, crescono, finiscono.
On a morning from a Bogart movie
In a country where they turn back time
You go strolling through the crowd like Peter Lorre
Contemplating a crime
She comes out of the sun in a silk dress running
Like a watercolour in the rain
Don’t bother asking for explanations
She’ll just tell you that she came

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