Gioco di sguardi, scambio di posizioni, attrito nullo e scivolare e’ un po’ volare in cieli terreni, persino sotterranei, malcelati sentieri, inespressi percorsi come se liberta’ fosse reale, come se liberta’ non chiamasse nome di ennesima gabbia, funzionale via di fuga e non parola grande, piena, opulenta, enfatica.
Ho visto il cristallo impuro e attraverso esso il sole di secoli trascorsi con indicibile flemma, ho visto cemento e acciaio e in loro sono fuggito, come in grembo rifugiato, seduto ho ascoltato il boato della folla perdutamente lontana e se e’ vero che poco e’ infinito oltre nessuno, allora ho parlato con passi raccolti ed ovattati, ho ascoltato i limpidi pensieri dell’individuo esentato dal dovere di massa, di strato, di struttura e materia e li’ mi sono dissetato e ricomposto.
Celeste e’ forse colore del piede che pare non toccare mai terreno nell’infinito approssimarsi del tempo allo zero, nero pensiero di gloria e onore, esaltazione del passato nell’interminabile ed eterna gloria futura, rosso il suprematismo dell’estetica superata e capovolta, malcelato tentativo eppur riuscito di mimetizzazione ed invisibile presenza, verde l’eco delle parole dette piano, rimbalzo verso stella piu’ lontana del creato, sillabe solo da Dio testimoniate perche’ e’ in cio’ che non si ode la prova dell’uomo supremo, del figlio pari al padre, dell’istante istantaneo quando viaggio e’ non muoversi affatto in un cosmo minuscolo racchiuso nel piu’ profondo dei propri atomi.
Espansione, contrazione, battito che e’ onda sinusoidale, gamma di frequenze continue senza intervalli, senza campioni, quantificazione infinita eppure discreta quando scala di misurazione trascende numeri e formule e intimamente riconosco ragione nell’aver torto, idea imperfetta eppure funzionale d’algebra che fa di conto senza spiegare alcunche’, inutile cerchio anteposto a porta aperta e oltre la somma di ogni era e umana volonta’ che osservo ed ammiro, indifferente all’assoluta verita’, in un istante perfetto ancora una volta perduto eppure per sempre mio e solo mio.
Il riverbero dona al brano una qualita’ eterea quasi inquietante che slitta lentamente nel tempo mentre i piani si sovrappongono, si intrecciano, si fondono e si reiterano contrapponendosi.
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